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Da IL CORRIERE MERCANTILE del 10 maggio 2008 - scarica la recensione versione originale
A vent'anni dalla morte, esce il libro di Vittorio Pezzuto
ENZO TORTORA, INGIUSTIZIA E' FATTA
L'autore: «Lo hanno gettato nel fango, e nessuno ha mai chiesto scusa»

di Alberto Buzzone

Il titolo è forte. La storia che vi si racconta pure. «Enzo Tortora è il simbolo della giustizia ingiusta del nostro paese - dice Vittorio Pezzuto - e siccome in Italia c'è la tendenza a dimenticare tutto, io ho voluto che, al contrario, una triste vicenda di cronaca fosse ricordata per sempre». Da pochi giorni è in libreria “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” (Sperling & Kupfer editori, pagg. 521, euro 15), un meticoloso lavoro di Pezzuto, giornalista genovese classe 1966 che tende, in qualche modo, a “risarcire” dopo la morte un personaggio «divenuto troppo presto un capro espiatorio». Penna caustica e corrosiva, uomo di spettacolo a tutto tondo, autore radiofonico e teatrale, padre della tv moderna, Enzo Tortora ebbe una carriera esplosiva, costellata di successi. Una fama di innovatore geniale, conquistata a colpi di creatività e talento. Poi, la caduta, quando nel 1983 venne accusato di associazione per delinquere di stampo camorristico. Fu, appunto, l'inizio della sua seconda vita. Si ritrovò, innocente, in carcere. Ma ebbe il coraggio di condurre una nuova sfida, con determinazione e generosità, sino ad arrivare al Parlamento europeo per portare avanti le battaglie dei Radicali. Arriverà l'assoluzione, con formula piena. Ma il “caso Tortora” avrebbe fatto epoca. «Ho scritto questo libro - racconta Pezzuto - pensando a due ricorrenze: il ventennale dalla morte di Tortora, avvenuta il 18 maggio del 1988 a Milano, e il venticinquennale dalla data del suo arresto, il 17 giugno del 1983. Quest'ultimo giorno segna il passaggio di Tortora da una vita all'altra, come ricordava spesso anche lui». Pezzuto, che ha conosciuto direttamente il conduttore, lo ricorda con profonda stima: «Fu un grande innovatore della televisione, e non solo grazie a “Portobello”. Basti pensare che fu il primo a “inventare” le nomination, negli anni Ottanta. E, sempre per primo, introdusse la politica-spettacolo, nel programma “Cipria”, andato in onda nel 1982 su Rete 4: all'interno della rubrica “Ugole dal palazzo” faceva cantare i politici». Ma anche con “Giallo”, portò sul piccolo schermo i generi del giallo e del noir.
“Applausi e sputi” è nettamente suddiviso in due parti: nella prima, si parla del Tortora all'apice del successo, nonostante fosse stato cacciato dalla Rai per averla definita “un jet colossale pilotato da boy-scout che litigano ai comandi, rischiando di mandarlo a schiantarsi sulle montagne”; nella seconda invece, l'autore dà spazio alla sua battaglia legale, portata avanti in nome non solo suo, ma di tutte le vittime dell'ingiustizia, come Tortora ebbe a ricordare in una delle sue ultimissime interviste. Il lavoro di Pezzuto è stato mastodontico: «Ho ricercato negli archivi della Biblioteca Nazionale, e in quelli della Biblioteca del Senato, per recuperare tutti gli articoli che erano stati dedicati a Tortora. Da qui ho scoperto parecchie cose interessanti. Poi ho cercato sui libri, pochi per la verità, che erano stati scritti su di lui. È stato in questo momento che ho capito che il mio volume poteva diventare essenziale». Non solo del Tortora televisivo si parla, scorrendo le cinquecento pagine del saggio, di cui ben ottanta riservate alle note. «Perché lui è stato anche un grandissimo giornalista. Da ricordare, ad esempio, la sua permanenza a Cuba per oltre un mese, nel 1971. Era un liberale, molto critico verso il 1968, ed attaccava il sinistrismo di maniera, andando contro a Gaber, Gianni Minà e Paolo Villaggio». Tante pagine sono dedicate al rapporto di Tortora con Genova. Nella nostra città, Enzo era nato il 30 novembre del 1928. Mosse i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo con la compagnia goliardica “Mario Baistrocchi”. Poi approdò alla Rai attraverso la radio, e iniziò la sua avventura. Anche la sua “prima” da conduttore avvenne a Genova: «Al Festival della canzone latina, che si svolse al Lido di Albaro». Tanti splendidi ricordi, prima che scendesse il buio, sulla vita di questo geniale personaggio, protagonista, in ogni modo, della seconda metà del Novecento. «Il suo arresto e il suo processo - commenta Pezzuto - sono stati una vicenda incredibile. Anche perché i magistrati che lo condannarono in primo grado, commettendo un errore colossale, hanno tutti fatto carriera, al posto di pagare. La stessa famiglia di Tortora non è stata risarcita di nulla. Hanno gettato fango su una persona, senza nemmeno chiedere scusa, anche la maggior parte dei giornalisti. Solo uno di loro, Paolo Gambescia, ha ritrattato, per il resto non ho sentito nessun altro». E pure la sua stessa città, quella Genova che gli diede i natali, con Tortora è rimasta matrigna: «Nel 1992, quando ero consigliere comunale - conclude Pezzuto - chiesi di intitolare a Tortora una strada, e mi risposero che era una provocazione inaccettabile, un attacco contro i magistrati. A vent'anni dalla sua morte, Genova non ha ancora una strada dedicata a Tortora. Allora faccio una proposta: intitoliamogli il piazzale del carcere di Marassi. A perenne memoria di chi entra, e di chi esce, da lì dentro».

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