ladante ladante ladante
ladante

Da IL FOGLIO del 17 maggio 2008
LIBRI
Vittorio Pezzuto APPLAUSI E SPUTI     521 pp. Sperling&Kufner, euro 15


Erano le quattro e un quarto del mattino di 25 anni fa, quando i carabinieri in borghese bussarono a una camera dell'Hotel Plaza di Roma. Controllarono gli armadi, rovistarono in una valigia, sequestrarono un'agenda telefonica, ruppero un salvadanaio a forma di porcellino e arrestarono l'ospite: si chiamava Enzo Tortora ed era uno dei volti tv più noti di quegli anni. Nel ventennale della morte del giornalista e presentatore genovese un altro giornalista genovese, Vittorio Pezzuto, una vita politica nei radicali, ripercorre quei giorni che segnarono il debutto del giustizialismo italiano. E pure di quello giornalistico, dei cronisti a braccetto con le Procure. “Applausi e sputi” è anche un ritratto storico del buono e del cattivo giornalismo.
Il cronista del Tempo Alfredo Passatelli nel raccontare il processo scriveva di Tortora: “La sua arringa è quasi un capolavoro, certamente a effetto, ma non ribatte con dati sostanziali alle testimonianze, ai riscontri, ai dati processuali”. Luisa Forti, Secolo XIX, annotava: “Modulando la voce su tutti i toni, ossequioso e al tempo stesso sdegnato, osservando pause a effetto soprattutto dopo i due battimani e i ‘bravo!' provenienti dai gabbioni dei camorristi traditi da Melluso (ndr. Il pentito che lo accusava), Tortora si butta appassionatamente nell'arringa”. Paolo Gambescia sul Messaggero notava invece che “Tortora non può pensare di aver vinto perché non è riuscito a dare una spiegazione convincente all'interrogativo principale che da sempre lo insegue: perché i pentiti dovrebbero avercela con lui?”.
Il libro, mentre fotografa la tragedia di un uomo famoso & innocente, sbattuto in carcere dalla sera alla mattina, rimanda anche ad alcuni esempi di lucidità giornalistica: è il caso di Giorgio Bocca e di Vittorio Feltri. Il primo, su Repubblica, osserva: “Un processo basato su un'istruttoria inesistente e tutto affidato alle confessioni dei pentiti non poteva in alcun modo mandare assolto Tortora. Lui assolto, sarebbe crollato l'intero castello dell'accusa, come non ha esitato a dire la pubblica accusa (…) Ma la sentenza non può inventare ciò che è rimasto assente nel processo, non può fabbricare quei riscontri oggettivi che nel processo non si sono visti”. Feltri, sul Corriere della Sera, scrive: “Per la mia riluttanza a sposare la tesi colpevolista sono stato bollato innocentista, come fosse un'infamia. E deriso. La corporazione voleva a larga maggioranza la condanna di Tortora, neanche si trattasse di una conquista per la categoria (…) Perché tanto accanimento? Ho avuto l'impresisone di uno scoppio di irrazionalità”.

ladante
ladante ladante ladante