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LIBRO DEL GIORNO: LE DUE VITE DI ENZO TORTORA
20 ANNI FA MORIVA IL GIORNALISTA, UN LIBRO LO RICORDA


(ANSA) - ROMA, 19 MAG - VITTORIO PEZZUTO: ‘APPLAUSI E SPUTI'
(SPERLING&KUPFER; PP 521; 15 EURO)- Il 18 maggio del 1988, vent'anni fa, muore Enzo Tortora, giornalista di ottima penna, uomo di spettacolo, autore radiofonico e teatrale, tra i padri della tv moderna. Una vita divisa in due, perché cinque anni prima della sua morte, il 17 giugno 1983, Tortora è arrestato come camorrista e spacciatore. L'uomo che tantissimi italiani ospitano ogni venerdì a casa propria grazie al programma di successo ‘Portobello', è dunque - dicono i magistrati - un criminale. L'istantanea del suo arresto, manette ai polsi, sguardo frastornato tra due poliziotti, è volutamente un atto scenografico: si vuole colpire un uomo ritenuto dalla doppia vita, un insospettabile finalmente assicurato alla giustizia. Come si vedrà negli anni seguenti - dopo un calvario giudiziario, umano ed emotivo sconvolgente - non è per niente così. Tortora sbattuto in carcere a Torino, diventa l'emblema di “una giustizia ingiusta”.
Pezzuto, che è un giornalista che ama la ricostruzione dettagliata, ripercorre la vicenda di un personaggio che, suo malgrado, lotterà fino alla fine dei suoi giorni per riavere indietro quella dignità e quella giustizia, sottrattegli con un discutibilissimo impianto accusatorio. Una ragnatela ‘colpevolista' nella quale ci si muove tra numeri di telefono sbagliati, collaboratori di giustizia bugiardi e così via. Eletto deputato europeo e presidente del Partito radicale, Tortora si batte per i diritti dei detenuti e contro una magistratura “irresponsabile per i propri errori”. Un'Italia immemore continua a non voler ricordare Tortora, la sua assoluzione piena dai fatti contestati, e quel suo elegante “Dunque, dove eravamo rimasti?” con il quale, il 20 febbraio del 1987, riprese su Raidue il nuovo ciclo di ‘Portobello' in tv. Una trasmissione che pure ebbe 12 milioni di telespettatori e il 43% per cento di share e che scatenò una standing ovation da parte del pubblico presente nello studio all'apparire di Tortora. In questi 20 anni dalla morte - scrive Pezzuto - più che “i rigurgiti colpevolisti di qualche estemporaneo ‘onorevole', a pesare come insopportabile è stato il silenzio di quanti avrebbero avuto la possibilità di onorare la memoria di un grande giornalista, di un'emblematica vittima della giustizia italiana”. Pezzuto ricorda che in questi anni, dei tanti giornalisti che si occuparono del caso, l'unico che “'abbia pubblicamente (e ripetutamente) chiesto scusa alla famiglia Tortora è stato Paolo Gambescia” che ha detto “Ho contribuito a distruggere un uomo”. Un ammissione che fa il paio con la dichiarazione di Tortora stesso del 1988. Rispondendo ad una domanda di Enzo Biagi che gli chiedeva se avesse commesso un errore, disse:”Si, il passaporto. Aver preso un passaporto sbagliato”. (ANSA)

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