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Da VELINO del 23 maggio 2008
TORTORA / BATTUTE BEFFARDE, GIUDIZI FEROCI, LUCIDI COMMENTI

Battute folgoranti, frasi a effetto, giudizi taglienti su personaggi dello spettacolo e protagonisti della politica. Nel biennio 1976-77 Enzo Tortora tiene sulla rivista "Albo Tv" una rubrica di posta dalla cui lettura, grazie al botta e risposta con i lettori, si può apprezzare la complessità della sua personalità. Si va dalla battuta caustica su Amintore Fanfani ("Il trionfo del feto medio") al commento sull'Italia vigliacca che dopo avere denigrato in vita Giovannino Guareschi lo ha cominciato a commemorare da morto ("Il nuovo vero tricolore è bianco, rosso e verme"). A chi gli domanda cosa è un libro classico risponde: "In Italia un libro è considerato un classico solo quando tutti ne parlano e nessuno lo ha letto". Un lettore chiede cosa possa regalare alla sua fidanzata intellettuale: "Un leggipetto", suggerisce Tortora. Di che ti piacerebbe morire? "Non ho dubbi: di parto". Un altro domanda perché nelle interviste preferisca utilizzare il reazionario "lei". "C'è gente - risponde Tortora - che è convinta che il 'tu' sia naturalmente progressista. Sono nato in un'epoca in cui un buffone voleva che il 'voi' fosse obbligatorio. Ho imparato a dare del 'lei' proprio per questo. Ora se il 'tu' diventa di Stato preferisco l'esilio". Giorgio Gaber aveva minacciato di ritirarsi dal mondo dello musica dopo che a un suo spettacolo il pubblico si era 'autoridotto' il biglietto. "È prigioniero di quel che ha scatenato - commenta Tortora -. Non si può per anni cantare in furbo 'sinistrese' senza pagare il dazio. Questo furbo menestrello col cuore (ma ne ha?) a sinistra e il portafoglio a destra deve insistere. E prendere tutti i pesci in faccia che il suo caso richiede". Su Christian De Sica: "Ammiravo Don Vittorio: c'era in lui classe e intelligenza. In questo suo un po' troppo frettoloso giovinotto c'è invece con qualche chilo di troppo, anche un'inesperienza perfino irritante". Tortora non lesina punzecchiature ai colleghi. Di Emilio Fede, che aveva sposato la figlia del direttore generale della Rai Italo De Feo, dice "è un genero di prima necessità". Su Pippo Baudo: "Ascolta pazientemente ciò che dice senza annoiarsi, da almeno quindici anni. E' un bel record di resistenza". Tratteggia così Maurizio Costanzo che allora conduceva il programma televisivo "Bontà loro": "L'aria bonacciona da 'Peppe er tosto' che tenta goffamente un borseggio con destrezza di qualche risposta inedita. E poi guarda ammiccando le telecamere come a dire: Visto? Ce l'ho fatta! Ma a me non pare. Come borsaiolo d'interviste Costanzo deve esercitarsi ancora molto, con le dita". Implacabile su Furio Colombo: È quell'individuo (lo conobbi grasso, cattolico, amico di Guala) che nel frattempo si è sgonfiato e specializzato nel non dir nulla. Ma per dirlo con tante parole. Insegna (udite!) 'tecnica del linguaggio della radio e della televisione' all'università di Bologna. Esistono cattedre, evidentemente, di una futilità estrema. E Colombo è maestro nell'insegnare proprio quel che non sa fare. La tecnica del suo linguaggio è pessima. È un piccolo Metastasio truccato da manager. L'hai mai visto intervistare qualcuno? No? Ringrazia Iddio". (gat)

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