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Da VELINO del 23 maggio 2008
TORTORA / UN CALVARIO GIUDIZIARIO COL CONCORSO DELLA STAMPA

“Giustizia ingiusta”, “situazione kafkiana”, “un caso di macelleria giudiziaria”. Sono alcuni dei termini con i quali è passata alla storia la vicenda processuale di Enzo Tortora. Tutto iniziò all'alba del 17 giugno 1983 quando, per ordine dei magistrati inquirenti della procura di Napoli Lucio Di Pietro e Felice Di Persia, il giornalista venne arrestato con l'accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico nel corso di una maxi retata contro la Nuova camorra organizzata. A questa accusa si aggiunse in seguito anche quella di spaccio di droga. Il 17 settembre 1985, Tortora venne condannato a dieci anni di carcere, principalmente in base alle accuse di un manipolo di pentiti. Assolto il 15 settembre 1986 con formula piena dalla Corte d'Appello di Napoli, venne definitivamente prosciolto dalla Corte di Cassazione il 17 giugno 1987. Alla ricostruzione di questa incredibile vicenda giudiziaria, Vittorio Pezzuto dedica quasi trecento delle 520 pagine del suo libro biografico “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora”. L'arresto del giornalista venne studiato nei minimi dettagli per creare il massimo impatto mediatico possibile. “Tortora - spiega Pezzuto al VELINO - venne prelevato dai carabinieri all'Hotel Plaza di Roma alle 4 di mattina e portato alla caserma di via In Selci. Si aspettò però mezzogiorno per dare tempo alla stampa e ai fotografi di immortalarlo ammanettato: il cellulare che lo avrebbe portato a Regina Coeli fu appositamente parcheggiato a 50 metri di distanza dalla caserma per far fare al giornalista una passerella indecorosa sotto i flash con i ferri ai polsi”.
Assieme a Tortora vennero arrestate in quella maxi retata 856 persone. “Centinaia di fermati vennero rilasciati qualche mese dopo per omonimia - racconta Pezzuto -. Infatti in diversi casi erano state arrestate persone con lo stesso nome in modo da avere una più alta probabilità che tra loro ci fosse quella giusta da imprigionare”. Dal giorno dell'arresto del giornalista fino alla fine della vicenda processuale, divampò in Italia lo scontro tra colpevolisti e innocentisti, garantisti e giustizialisti. Nelle prime settimane la stragrande maggioranza della stampa sputò addosso a Tortora distruggendo l'immagine di un uomo che proprio sull'immagine aveva costruito la sua carriera. Scrisse Camilla Cederna sulla Domenica del Corriere: “Mi pare che ci siano gli elementi per trovarlo colpevole: non si va ad ammanettare uno nel cuore della notte se non ci sono delle buone ragioni. Il personaggio non mi è mai piaciuto. E non mi piaceva il suo ‘Portobello': mi innervosiva il pappagallo che non parlava mai e lui che parlava troppo”. Giampaolo Pansa scrisse nel dicembre 1984 sull'Espresso a proposito del magistrato che lo aveva arrestato: “Io qui scrivo: il tempo è dei galantuomini. Anche l'onorevole Tortora, fino a prova contraria, appartiene a questa categoria. Ma galantuomo per galantuomo, mi piace di più Lucio Di Pietro”. Un'eccezione fu Gianni Riotta, allora al Manifesto, che assunse una posizione garantista. Il primo grande giornalista a schierarsi a difesa di Tortora fu comunque Enzo Biagi con l'editoriale “E se fosse innocente?”. Dalla sua parte si schierarono intellettuali come Leonardo Sciascia e Giorgio Manganelli. Anche Giorgio Bocca lo difese, mentre Indro Montanelli adottò una posizione ambigua. “Nessuno ha mai poi chiesto scusa a Tortora - sottolinea Pezzuto -. L'unico è stato Paolo Gambescia che anni dopo dichiarò ‘Ho contribuito a distruggere un uomo'”.
Senza l'intervento del Partito radicale, Tortora avrebbe seguitato a languire in carcere in attesa di un processo che chissà quando si sarebbe svolto. La candidatura del giornalista nel 1984 al Parlamento europeo trasformò quel caso personale in una problematica giudiziaria più ampia. Divenuto presidente del Partito radicale, Tortora assieme al Partito socialista e al Partito liberale lanciò nel 1987 la battaglia referendaria per la responsabilità civile del magistrato in caso di colpa grave. "Nonostante l'elettorato avesse dato a larga maggioranza il proprio consenso a questa proposta - ricorda Pezzuto -, il Parlamento varò una legge che tradì lo spirito referendario perché permise, e seguita ancora oggi a permettere, ai magistrati di continuare a fare carriera anche nel caso commettano le peggiori nefandezze. Ed è quello che è successo a coloro i quali ordinarono l'arresto e condannarono in primo grado Tortora. Purtroppo in Italia si fa carriera per anzianità a prescindere dai meriti e dai demeriti”.
Le pagine conclusive del libro, Pezzuto le dedica proprio all'avanzamento delle carriere dei magistrati che arrestarono Tortora. Felice Di Persia venne promosso membro del Consiglio superiore della magistratura e quindi fu nominato procuratore capo della Repubblica di Nocera Inferiore. “Cossiga pochi giorni fa mi ha raccontato - rivela Pezzuto - che quando era capo dello Stato e presiedeva le riunioni del Csm si rifiutava di stringergli la mano”. Lucio Di Pietro è stato fino a poco tempo fa alla Direzione nazionale antimafia e adesso è procuratore generale della Repubblica di Salerno. “Faccio gli auguri ai cittadini di Salerno, che ne hanno tanto bisogno”, commenta Pezzuto. Luigi Sansone, presidente del tribunale che condannò Tortora a dieci anni in primo grado, è stato promosso a presidente della VI sezione penale della Corte di Cassazione. Nella vicenda Tortora entrò successivamente anche un altro magistrato recentemente investito da una bufera mediatica: Clementina Forleo. “Quando la famiglia del giornalista - racconta Pezzuto - querelò per diffamazione aggravata il pentito di camorra Gianni Melluso che seguitava a sostenere la colpevolezza di Tortora, il gip Forleo nel dicembre 1994 assolse Melluso e se ne uscì con questa frase: ‘L'assoluzione di Enzo Tortora rappresenta in realtà soltanto la verità processuale e non anche la verità reale del fatto storicamente accaduto'. In sintesi, secondo la Forleo, Tortora, assolto in Appello e in Cassazione, poteva realmente essere stato un camorrista”. (gat)

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