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Da VELINO del 23 maggio 2008
POL - TORTORA / LA PRIMA BIOGRAFIA DI UN UOMO UCCISO DUE VOLTE

“È la prima biografia mai realizzata su Enzo Tortora e questa la dice lunga su un paese che non riesce a coltivare la propria memoria”. Così Vittorio Pezzuto presenta al VELINO il suo libro “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” (Sperling&Kupfer), uscito mentre ricorrono i venti anni dalla morte del giornalista e i venticinque dall'inizio della sua travagliata vicenda giudiziaria. Un volume, frutto dello studio di migliaia di articoli e documenti meticolosamente raccolti da Pezzuto, che, afferma l'autore, “serve per riscoprire carriera e personalità di un personaggio purtroppo sconosciuto”. In effetti, Tortora viene oggi ricordato solamente per essere stato l'inventore di “Portobello” o la vittima di un sistema giudiziario fallace, quando in realtà fu un giornalista a 360 gradi, autore di notevoli reportage, ma soprattutto innovatore del sistema televisivo italiano, come evidenzia Pezzuto nella prima parte del libro. “Portobello”, oltre a essere stata la trasmissione più nota e popolare della televisione italiana con punte di 28 milioni di telespettatori, fu soprattutto la culla di tutta una serie di format che vengono ancora oggi riproposti sul piccolo schermo.
Fu Enzo Tortora ad aprire la strada al cosiddetto “sommerso televisivo”: i cittadini, da spettatori passivi del video, diventarono protagonisti. Nel 1980 con “L'altra campana” inventò la televisione interattiva e le nomination. Tortora proponeva di guardare il programma a luci spente per una questione di risparmio energetico, quindi lanciava un sondaggio al quale il pubblico partecipava accendendo o spegnendo la luce. L'Enel forniva in diretta le variazioni di consumo e quindi il risultato del referendum, mentre da un pannello luminoso con nove volti di personaggi famosi veniva spenta la faccia di quello risultato più antipatico al pubblico: erano state inventate, insomma, le nomination. Nel 1982 su Retequattro con “Cipria”, primo rotocalco di cronaca rosa della nostra tv, Tortora inventò di fatto la politica-spettacolo con la rubrica chiamata “Le ugole del Palazzo” dove faceva cantare i parlamentari.
Movimentati i rapporti con “mamma Rai”. Nel 1962 fu allontanato dalla televisione di Stato per non essere riuscito a fermare un'imitazione di Amintore Fanfani fatta da Alighiero Noschese nel programma “Telefortuna”. Nel 1969, invece, Tortora fu fatto fuori per aver dichiarato a un settimanale che la Rai governata dai partiti era “un jet colossale guidato da un gruppo di dissennati”, oltre che per aver preso posizione contro il monopolio televisivo statale. Diventò da quel momento il paladino delle televisioni e delle radio private: difese TeleBiella, la prima stazione privata via cavo nella storia d'Italia, e poi andò a costituire a metà degli anni Settanta Antenna 3 Lombardia che per bacino d'ascolto superò il secondo canale Rai. Fu in quell'emittente che il colto e serioso Tortora, amante di Schopenhauer e Stendhal, mandò in onda i primi spogliarelli e soprattutto il primo topless della televisione italiana. Fu innovatore fino all'ultimo. Con “Giallo”, condotto nel 1987 poco prima di morire, inaugurò il filone del mistery e del poliziesco, poi ripreso negli anni successivi da Corrado Augias o Carlo Lucarelli. “Tortora è stato ammazzato due volte - sottolinea Pezzuto -: la prima dai magistrati che lo hanno arrestato su informazioni di pentiti senza aver fatto alcuna verifica; la seconda dalla memoria degli italiani che lo ricordano solo per la vicenda giudiziaria e per ‘Portobello'”. (gat)

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