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Da LIBERAZIONE del 26 maggio 2008
Dai successi alle inquietanti vicende giudiziarie, in "Applausi e sputi" il percorso umano dell'inventore di Portobello
LA MALAGIUSTIZIA E IL CASO ENZO TORTORA

di Gianni Zambito

Venticinque anni fa si assistette a un evento mediatico che inaugurò, televisivamente parlando, il processo pubblico di un personaggio notissimo che ogni settimana entrava nelle case italiane con una trasmissione intitolata “Portobello”, madre di tanti programmi odierni che vi sono debitori. Enzo Tortora si ritrovò improvvisamente in un tritacarne giudiziario ad opera della procura di Napoli sulla base di alcune confessioni di pentiti che lo accusavano di associazione per delinquere di stampo camorristico. Dopo l'assoluzione Tortora morì stroncato da un tumore.
Tutta la sua vicenda, dai successi tv alla prigionia fino alla rivalsa e alla morte, è oggi racchiusa nelle pagine di un libro edito da Sperling&Kufner, in assoluto la prima biografia a lui dedicata, intitolata “Applausi e sputi” (pp. 440, 15 euro). L'autore Vittorio Pezzuto già nell'eloquentissimo sottotitolo “Le due vite di Enzo Tortora” esprime le intenzioni che animano il volume: «Tortora è stato ammazzato due volte» dice il giornalista a Liberazione. «Prima dai magistrati e dai pentiti che lo hanno accusato e poi nella memoria. Chi poteva parlare di lui non l'ha fatto per senso di colpa o per opportunismo. Dopo 25 anni queste persone devono provare vergogna e fare un gesto seppur tardivo di pentimento sincero». L'arresto del conduttore-giornalista avvenne pubblicamente inducendo gli italiani a dividersi tra innocentisti e colpevolisti: era il 17 giugno 1983. «La fotografia che lo ritrae in manette - continua Pezzuto - è tecnicamente un falso. Venne prelevato alle quattro del mattino dall'Hotel Plaza e non fu subito condotto al Regina Coeli ma nella caserma dei carabinieri di via In Selci affinché venisse mostrato l'indomani a mezzogiorno davanti a fotografi e giornalisti, appositamente convocati. Il cellulare che doveva portarlo in carcere venne parcheggiato nel retro in modo da costringerlo ad affrontare una “passerella” ammanettato: insomma, tutto venne studiato a tavolino».
Debolissimi, praticamente inesistenti gli indizi che lo accusavano: oltre alle parole dei pentiti, soltanto un'agendina trovata nell'abitazione di un camorrista con su scritto un nome a penna e un numero telefonico. Solo dopo lungo tempo si saprà che quel nome era “Tortona” e che il recapito del telefono non corrispondeva a quello del presentatore. Qualcuno avrà pur pagato dell'ingiustizia subita dal giornalista-presentatore… «In realtà i magistrati che se ne occuparono non solo non vennero screditati ma addirittura promossi: Lucio Di Pietro fino a pochi mesi fa faceva parte della Direzione Nazionale Antimafia e adesso è Procuratore Generale a Salerno; il Pm che sostenne l'accusa, Felice Di Persia, è stato un membro del Consiglio Superiore della Magistratura e Luigi Sansone, allora presidente del Tribunale che lo condannò, è presidente di una sezione della Corte di Cassazione». Diventato il simbolo della malagiustizia, nel giugno 1984 Enzo Tortora venne eletto deputato europeo nelle liste dei radicali che ne sosterranno sempre le battaglie libertarie. Condannato a dieci anni, Tortora rinunciò all'immunità parlamentare e si consegnò alle autorità. Il 15 settembre 1986 il presentatore televisivo venne assolto con formula piena dalla Corte d'Appello di Napoli e il 20 febbraio 1987 tornò sugli schermi televisivi.
La sua vicenda giudiziaria e la lotta politica che abbracciò rischiano di schiacciarne anche il valore professionale: le sue grandi idee anticipatrici animano tuttora gran parte del palinsesto televisivo: fu lui a ideare la tv interattiva con “L'altra campana”, il primo programma di gossip (“Cipria” su Retequattro, 1982), a trasformare con “Portobello” la platea tv da spettatrice passiva a protagonista, a lanciare l'inchiesta con “Giallo”. I quindicimila documenti consultati da Vittorio Pezzuto e le 80 pagine di note danno il senso del rigore con cui “Applausi e sputi” è stato scritto.

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