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Da LA NAZIONE (Edizione di La Spezia) del 24 agosto 2008
Riomaggiore - Il Parco ospita la presentazione del libro di Vittorio Pezzuto
MORIRE DI INGIUSTIZIA, IL CASO TORTORA AI RAGGI X


«Venticinque anni fa, alle quattro e un quarto del mattino del 17 giugno, bussano alla porta di una camera dell’Hotel Plaza di Roma. Spalancato l’armadio, aperta una valigia, sequestrata un’agenda telefonica, guardato dentro i calzini e spaccato un salvadanaio di ceramica a forma di porcellino (non si sa mai) si portano via un uomo stralunato, che ha appena avuto il tempo di vestirsi e di raccogliere pochi effetti personali in una sacca di tela rossa…». Inizia così “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora”, il libro di Vittorio Pezzuto - edizioni Sperling&Kufner, pagine 520, 15 euro - presentato venerdì a Riomaggiore alla presenza di Francesca Scopelliti, compagna di Tortora, e Pierluigi Visci, direttore di QN e de Il Resto del Carlino. Un libro che ripercorre con testimonianze, documenti, carte processuali e articoli di giornali l’intera vita professionale e privata del più grande innovatore della televisione italiana: dagli esordi giovanili presso i teatrini studenteschi nella sua amata Genova alla ascesa e consacrazione in RAI, dalla sua cacciata quando la definì un “baraccone” al ritorno in RAI con Portobello, la trasmissione che frantumò tutti i record d’ascolto, sino all’incredibile vicenda giudiziaria che lo vide incolpevole protagonista. Tutti sappiamo come si concluse il caso Tortora: “assolto per non aver commesso il fatto”. Era il 17 giugno 1987. Undici mesi più tardi si spegnerà a Milano. Pierluigi Visci, direttore di QN e de Il Resto del Carlino, ha voluto ricordare l’Enzo a lui più vicino e più caro, quello che tra il 1970 e il 1975 “scrisse pagine gradevoli, briose e ironiche di sport, costume e cronaca rosa ma anche reportage e approfondimenti acuti e lungimiranti sul movimento studentesco sessantottino, sulla guerriglia urbana che si trasformerà in lotta armata, sulla mafia, sul traffico di stupefacenti e sulla Cuba castrista di quegli anni”. “E’ un romanzo - ha sottolineato Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente della Fondazione a lui dedicata - perché romantica è stata la vita di Enzo, ma è un libro vero e documentato fino all’osso, cosa questa che Enzo avrebbe molto apprezzato”.

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