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Da LA NAZIONE (Edizione di La Spezia) del 23 settembre 2008
L’intervento
«ENZO TORTORA UN GRANDE LIGURE»

di Pietro Serarcangeli

E’ stato presentato a Riomaggiore il libro dedicato a Enzo Tortora, scritto da Vittorio Pezzuto e dal titolo piuttosto duro, “Applausi e sputi”, ma rispondente purtroppo alla cruda realtà. Enzo Tortora si spense di terribile malattia, conseguenza della mattanza subìta, il 18 maggio 1988. All’epoca mi trovavo negli Stati Uniti per lavoro. Così non ebbi la possibilità di seguire la terribile vicenda e per questo ho letto il libro. Sono rimasto sbalordito. So che nel nostro Paese può succedere di tutto. Credevo però che la tortura fosse prerogativa di tempi lontanissimi. Non è così! Tortora, verso il quale ho sempre nutrito un profondo rispetto, era un uomo libero. Le infamanti manette non lo hanno recluso, anche se lo hanno minato nella salute portandolo precocemente alla morte. Ma di questo risponderanno coloro che lo hanno perseguitato. E non si dicano che erano in buona fede che è altra cosa, è qualcosa di pulito. Enzo Tortora è stato smembrato, è stato fatto scempio della sua psiche, coperto di letame, accusato da personaggi costruiti ad arte, infami avvoltoi della dignità di un uomo che della dignità aveva fatto una dottrina di vita. I diritti fondamentali del cittadino, sanciti dalla Costituzione, sono stati calpestati dai demandati a rispettarli e a valorizzarli. Come è stato possibile?
Scorrendo le pagine del libro, documentato e saturo di particolari, sono stato preso da sconforto e rabbia. Mi è venuto il mal di stomaco. Ma lui ha saputo resistere e combattere: questa è la forza dell’innocente. I suoi persecutori riescono a dormire la notte? Essendo consapevoli del male che hanno procurato a un innocente, e poco importa che si chiamasse Tortora o pinco pallino, come possono vivere il quotidiano? Forse non se ne rendono conto perché l’innocenza non è e non sarà mai parte importante della loro vita. Da cittadino grido: vergogna. E’ tempo che ai giudici venga ricordata la loro responsabilità. La legge deve essere uguale per tutti. Anche per loro. Chi sbaglia e rovina la vita di un essere umano e dei suoi cari deve pagare. Altrimenti cambi mestiere. E voi, genovesi, che non avete saputo difendere un vostro onorevole cittadino come vi sentite? Non avete neanche avuto il coraggio di dare il suo nome a una stradina, a un vicolo, a un carruggetto.

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