ladante ladante ladante
ladante

Da LA GAZZETTA DI REGGIO del 28 settembre 2008
IL DRAMMA DI ENZO TORTORA VISSUTO FRA RABBIA E DOLORE
di Roberto Fontanili

C’è ancora tanto dolore, tanta rabbia e soprattutto tanta amarezza nelle parole di Francesca Scopelliti, compagna di vita di Enzo Tortora. Ancora oggi, a vent’anni dalla sua scomparsa e a 25 anni dal suo ingiusto arresto, avvenuto il 17 giugno 1983, si indigna e non ha perdonato «chi ha sputato su Enzo», in quella vicenda che ha segnato la sua vita e quella di Tortora e che resta una delle pagine più nere della giustizia italiana. Dopo quattro anni Enzo Tortora - è bene ricordarlo - fu completamente scagionato ma il colpo era stato troppo forte, anche per chi come lui non si era mai piegato e aveva combattuto fino alla fine per tornare riabilitato e innocente davanti ai suoi telespettatori. Francesca Scopelliti, più battagliera che mai, era venerdì sera all’Hotel Astoria, ospite della Free Foundation di Reggio insieme a Vittorio Pezzuto, autore della biografia di Enzo Tortora, proprio per presentare il libro che è arrivato alla sua seconda ristampa. Un libro duro che non fa sconti fin dal titolo: “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” e che con rigore ricostruisce la vita di Enzo Tortora. Quella pubblica, di chi con le sue intuizioni ha fatto la storia della televisione in Italia. E quella del processo che lo ha messo alla berlina e nel quale si è ritrovato imprigionato, ma anche quella del suo impegno politico e sociale fino al ritorno in Tv con quel memorabile «Dunque, dove eravamo rimasti?» con cui esordì davanti alle telecamere al suo rientro alla conduzione della trasmissione Portobello. Introdotta da Roberto Bedenghi - responsabile per Reggio di Free Foundation, l’associazione presieduta dal ministro Brunetta che ha l’obiettivo di promuovere il libero mercato - la serata ha lasciato molto spazio ai ricordi proprio di Francesca Scopelliti. «Enzo capì subito che sarebbe stata una storia lunga» ha detto. «Era già allora segnato dal tumore. Un dolore, quello della sua morte, che si somma a quello che ti prende nel vedere che non è cambiato nulla nella giustizia del nostro Paese. Ma proprio per questo non dobbiamo rassegnarci».

ladante
ladante ladante ladante