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Da ROMA del 14 ottobre 2008
Il Libro Presentato "Applausi e sputi" di Vittorio Pezzuto
CASO ENZO TORTORA, TUTTI COLPEVOLI

di Arpa

Una strada cittadina intitolata a Enzo Tortora, è la proposta che Raffaele Ambrosino intende sostenere in Consiglio. Un riconoscimento dovuto alla memoria di un uomo che in questa città ha provato l'umiliazione di un'accusa infamante e di una detenzione ingiusta. Lo ha dichiarato in occasione della presentazione del libro “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” (Sperling&Kufner) di Vittorio Pezzuto al Penguin Café, in collaborazione con l'associazione Punto Azzurro. A un quarto di secolo dall'arresto di Tortora, è un je accuse veemente e documentato nei confronti di giornalisti e magistrati partenopei. Pezzuto ricostruisce minuto per minuto quella vicenda che, per la prima volta in Italia, trasformò un caso giudiziario in gogna mediatica. Era il 17 giugno del 1983 quando Enzo Tortora, giornalista Rai e presentatore di “Portobello”, seguitissima trasmissione televisiva, fu arrestato. Ad accusarlo erano due “pentiti”, Melluso e Pandico, che lo volevano affiliato alla camorra e spacciatore di droga nel mondo dello spettacolo. «Si trattava di un'accusa veramente lunare - ha detto la compagna di Tortora Francesca Scopelliti, intervenuta alla presentazione del libro - non c'era nessuna prova a supportare una tesi così assurda, eppure furono in pochissimi a schierarsi dalla sua parte». «A Napoli è stato fatto strame di giustizia» ha aggiunto l'autore. «La vera associazione a delinquere è stata quella di magistrati e giornalisti che - ha ricordato la Scopelliti - preferivano parlare con Melluso e leggere le veline del Pubblico Ministero piuttosto che studiarsi gli atti processuali». Dopo una battaglia lunga e dolorosa, in cui il presentatore fu sostenuto da Pannella che lo candidò nelle file dei Radicali, al processo la sua innocenza fu inconfutabilmente dimostrata. Ma Tortora non ebbe quasi il tempo di assaporare il piacere del trionfo perché, poco dopo la sentenza di assoluzione, il cancro se lo portò via per sempre. Una brutta storia senza dubbio. Tanto più amara in quanto seguita da un silenzio inquietante. «E' come se la vicenda di Enzo non fosse mai esistita - ha proseguito la Scopelliti - perché Tortora rappresenta la cattiva coscienza dei giornalisti, in combutta con la procura di Napoli». Ma perché, ci si chiede. «Perché il male è terribilmente banale» chiosa l'autore. «I giudici avevano commesso un errore clamoroso ma non possedevano l'onestà intellettuale di riconoscerlo. Così preferirono perseverare, con l'aiuto di un'informazione pilotata». Resta comunque il fatto che nel caso Tortora non ha pagato nessuno. «I magistrati sposano una linea accusatoria e la perseguono. Accade così che il 25% della popolazione della carceri risulti innocente: il che è intollerabile per un Paese civile. Sono innumerevoli le accuse della Corte europea al nostro Paese per ingiusta detenzione» ha concluso la Scopelliti. «Questo libro ha il merito di riportare alla memoria una vicenda cancellata ma soprattutto quello di ricordare all'opinione pubblica che il sistema penale italiano provoca vittime innocenti. E di sollecitare una riforma della magistratura».

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