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Da EPOLIS del 30 ottobre 2008
Vent’anni fa la scomparsa di Enzo Tortora: la parabola triste del presentatore condannato ingiustamente diventa l’oggetto di una biografia minuziosa e rigorosa
RITRATTO DI UN UOMO LIBERO


Da presentatore e uomo di spettacolo e di cultura - della tv di allora si può dire senza tema di smentita - a condannato per camorra. Tutto per colpa di una “N”. Era “Tortona” il nome sull’agendina che incastrò Enzo Tortora il 17 giugno 1983. Un calvario dal quale il giornalista non si riprese: e a maggio di quest’anno sono stati venti quelli trascorsi dalla sua morte. «Prematura - spiega il giornalista Vittorio Pezzuto - perché sicuramente il cancro che lo colpì ebbe origine psicosomatica». Pezzuto ha dedicato un’indagine durata due anni e la lettura di oltre quindicimila documenti alla stesura di una dettagliatissima biografia, la prima sul presentatore. Il risultato è “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora”, uscito per la collana “Le radici del presente” da Sperling&Kupfer. Un volume necessario che racconta il caso Tortora, ancora impresso nella memoria collettiva, ma va anche indietro nel tempo a riscoprire l’Enzo innovatore, il primo a portare la gente comune in studio, l’inventore della “Domenica Sportiva” e della sua moviola, il responsabile del primo spogliarello del piccolo schermo e il creatore della tv interattiva: «Se dovessimo fare l’elenco delle trasmissioni che devono qualcosa a Tortora - dice l’autore - staremmo a parlare per ore. Mi amareggia che sul suo nome sia calato uno strato di polvere». Troppo silenzio intorno a chi «ho riscritto le regole della grammatica radiotelevisiva in Italia - riflette ancora Pezzuto - invece la cosa più sorprendente è che i magistrati che lo fecero condannare hanno fatto tutti carriera. E i giornalisti che lo accusarono, tranne forse un caso, non hanno mai chiesto scusa».

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