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Da CORRIERE DI MAREMMA del 19 gennaio 2009
«TORTORA ESEMPIO DI MALAGIUSTIZIA»
Presentato il libro di Vittorio Pezzuto sulla vicenda del giornalista scomparso venti anni fa. Il caso giudiziario rivive grazie all’analisi di oltre 15mila documenti

di Giacomo D’Onofrio

E’ possibile rifiutare 100 milioni di vecchie lire, nel 1970, per non tradire l’amicizia di un amico e pochi anni dopo mettersi in affari con la camorra nel campo fruttuosissimo della droga? E’ possibile avere un culto quasi “religioso” della lettura, dei libri, della cultura, del sapere e, allo stesso tempo, legarsi a clan camorristici? E ancora: è possibile essere conosciuto da tutti come uomo perbene, liberale di vecchio stampo, rigoroso con se stesso e con gli altri e sempre allo stesso tempo coltivare un’anima affaristica con la malavita organizzata? A questi e a molti altri interrogativi cerca di rispondere “Applausi e sputi”, la biografia sulle “due vite” di Enzo Tortora, scritta da Vittorio Pezzuto, giornalista e attuale portavoce del ministro Brunetta, presentato sabato nella sala Pegaso del palazzo della Provincia. Un incontro organizzato dal Corriere insieme alla Fondazione Tortora, presieduta da Francesca Scopelliti, che - oltre ad essere ex senatrice ed ex assessore al Comune di Grosseto - di Tortora è stata fiera compagna negli anni più cupi dell’esistenza del giornalista italiano. Un incontro molto partecipato, a dimostrazione di quanto il caso-Tortora, a vent’anni di distanza dalla sua morte e a 25 anni dal quel 17 giugno 1983 quando Tortora, all’alba, venne arrestato dai carabinieri, scuota ancora le coscienze e lasci aperti interrogativi che vanno oltre la singola vicenda, conclusa - come si sa - con la piena assoluzione del noto giornalista. Una biografia scritta come un romanzo ma che è tremendamente legata ai fatti. L’autore, infatti, ha scandagliato ben 15mila documenti sulla vita del Tortora giornalista, Tortora uomo di televisione innovativo, intuitivo, anticipatore di tendenze e di una nuova grammatica televisiva, ma anche del Tortora vittima di un terribile errore giudiziario pagato con la vita. «Mi è scoppiata una bomba al cobalto», scrisse lo stesso Tortora a Francesca Scopelliti dopo il suo primo giorno nel carcere romano di Regina Coeli. Una “bomba”, poi diventata un tumore, che Tortora ha tenuto a bada «perché - ha ricordato la sua compagna - aveva degli appuntamenti determinanti». A partire da quello col suo pubblico (chi non ricorda quel «Dove eravamo rimasti…?» con cui Tortora riaprì il suo Portobello finiti gli anni della gogna e della discesa agli inferi?), verso cui sentiva di avere non solo un debito di riconoscenza ma anche d’onore. E poi quello per una giustizia più giusta, per il riconoscimento, anche nel nostro Paese, della responsabilità civile dei magistrati. Insomma, quella di Tortora non è la storia di un perdente, ma - al contrario - di un uomo che ha vinto, ma anche di un grande professionista della comunicazione. “Applausi e sputi” è il tentativo - come sottolineato più volte dallo stesso Pezzuto - di mettere a confronto due fasi distinte della vita di Tortora, che non hanno alcun nesso. Un libro pieno di aneddoti, non cupo, ma in molte sue pagine divertito nel rievocare la vita di un grande personaggio della televisione italiana e del giornalismo, che altrove - ha rilevato l’autore - sarebbe stata la storia ideale per una grande sceneggiatura mentre in Italia, «un Paese che non conserva la memoria» rischia seriamente di cadere nell'oblio. La vita di un personaggio pubblico,che non aveva assolutamente la pretesa di piacere a tutti, che «scriveva quello che pensava e pensava quello che scriveva» e che si è trovato improvvisamente in quel circuito mediatico-giudiziario che ha minato, ma non distrutto, la sua credibilità di uomo perbene. Esempio di quei casi di mala giustizia, che è giusto raccontare e denunciare, perché ciascuno possa sentire quella stessa giustizia come un diritto di cittadinanza di cui non aver paura.

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