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Da IL MESSAGGERO (Edizione di Rieti) del 3 febbraio 2009
Líevento
ENZO TORTORA, TRA IL SUCCESSO E IL DRAMMA
La vita del presentatore raccontata in un libro di Vittorio Pezzuto presentato alla “Moderna”


Caso chiuso ma esperienza vana, quella di Enzo Tortora, riaffiorata domenica pomeriggio su iniziativa della Libreria Moderna a Palazzo Marcotulli sulla scia della presentazione del libro di Vittorio Pezzuto “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” (edizioni Sperling&Kupfer) e dell'esperienza di Francesca Scopelliti che del giornalista, presentatore tv e poi eurodeputato radicale fu l'ultima compagna, quella della stagione buia e incredibile del carcere e dei processi (sulla stampa e nelle aule giudiziarie napoletane). Amaro, documentatissimo e soprattutto necessario il racconto di Pezzuto, genovese come Tortora, giornalista, esponente radicale (attualmente portavoce del ministro Brunetta), «visto che a distanza di 26 anni dal suo arresto e a 21 dalla sua morte nessuno aveva mai ricostruito quella vicenda e sì che i documenti non mancavano: io ne ho consultati almeno 15mila». Ma se rifare la cronaca della prima vita significa ripassare la storia della radio e della televisione italiana, della Rai come delle prime tv libere al nord, cogliendo significative anticipazioni sia in fatto di tecnologie che di programmi, disseppellire gli atti giudiziari e le cronache giornalistiche della seconda vita di Tortora significa mettere a nudo limiti, opacità se non addirittura nefandezze di un sistema rimasto sostanzialmente immutato da allora. «La malattia esplose quasi subito in carcere - ricorda la Scopelliti, poi senatrice radicale - ma Enzo prima di morire doveva necessariamente fare alcune cose: dimostrare la sua totale estraneità a quella valanga di accuse che gli vennero fatte, battersi per i tantissimi che erano nelle sue stesse condizioni grazie alla militanza nel Partito radicale e tornare in tv, su Rai due, dal suo pubblico». Già, dove eravamo rimasti.

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